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Archivio mensileDicembre 2019

Scenari di relazione

C'era una volta il signor 'prendo', il signor 'scambio' e il signor 'dono'.

Tre tipi di persone molto diversi.

Tre modi di pensare e agire molto diversi.

Il signor 'prendo' appariva sempre impeccabile nel vestiario. Loquace, padrone di ogni conversazione, sicuro di sè. Sguardo fiero e posizione eretta. In un certo senso, sembrava invincibile. "Devi dominare e mai essere dominato", ripeteva a tutti, sempre.

Il signor 'scambio' era sempre attento e concentrato perché ogni sua azione avesse un risposta, un 'ritorno', di qualunque natura. Non si esponeva mai, senza pianificare prima il suo 'ritorno'. "Do ut des. Guai non pensarci prima", ripeteva.

Il signor 'dono' era quello meno in vista di tutti. Ai più dava l'impressione di essere dubbioso, impacciato, desideroso di non apparire, non chiedere, non dare nell'occhio. Donava, senza aspettarsi nulla in cambio.

Un giorno, il signor 'prendo' entrò in un ristorante. Aveva appuntamento con il signor 'dono'.

Si avvicinò, seguendo il suo consueto rituale di conquista. Sorrise, strinse la mano con decisione. Nessuno poteva resistere alla sua favella. Era lui il centro e l'inizio di tutto.

Iniziò il suo corteggiamento, fatto di capacità oratoria, abilità persuasive e fermezza. 'Quando parlo con gli altri penso solo a mostrare il mio bigliettino da visita migliore', ripeteva fiero. Ogni essere umano era per lui un trampolino di lancio per un'ulteriore missione di conquista. Non poteva fermarlo nessuno. E quel giorno prese tutto ciò che poteva prendere, senza ricevere resistenza.

Il giorno dopo, il signor 'prendo' incontrò nello stesso ristorante un altro individuo, il signor 'scambio'. Questi gesticolava in modo assai strano, quasi simulasse trattative al mercato rionale. Si accostò e seguì il suo consueto copione. "In fin dei conti è un avversario", pensò tra sé, "va eliminato".

Il signor 'scambio', dal canto suo, squadrò da cima a fondo il rapace avvoltoio che si era presentato davanti a lui, pensando a come poterlo privare di qualcosa, in cambio di qualcos'altro. Il gioco del compromesso più egoistico animò i due nel teatrino dell'incontro di puro interesse. Nessuno spazio per il dialogo, il confronto, l'ascolto. Spazio a un mero baratto economico.

L'indomani, il signor 'prendo' aveva appuntamento nello stesso ristorante. La persona che doveva incontrare era nuovamente il signor 'dono', che però non era già seduto, ma sembrava tardare. Attese. Ripetè tra sè "sta per arrivare, in fin dei conti ha bisogno di me, ma questo ritardo lo farò pagare".

Ma questa volta non arrivò nessuno.

Era solo.

Non vi erano persone da affabulare, tesori da depredare, finzioni da inscenare.

Era solo, in mezzo ad altri tavoli affollati di gente impegnata a fare affari o mangiare.

Alcuni istanti dopo si avvicinò un cameriere e gli consegnò una busta, che recava sopra una scritta: "Per il sig. 'prendo'. GRAZIE".

Indispettito, aprì la busta per scoprire cosa potesse esservi all'interno della stessa.

Proprio non poteva immaginarlo, lui, il re dell'azione e dell'iniziativa, ora destinatario passivo e incredulo di un messaggio.

Era un testo di poche righe, scritto su un foglio semplice.

"Caro signor 'prendo', sono il signor 'dono'.

Ci siamo incontrati alcuni giorni fa in questo stesso ristorante. Le scrivo queste poche righe perchè la volevo ringraziare. Non si affanni a interrogarsi, capirà ora il perché.

Grazie per la sua apparente e ingannevole eleganza, rende la mia ingenua semplicità un dono prezioso da custodire.

Grazie per la sua saccenza, rende la mia ignoranza una sete di apprendimento che mi spinge a conoscere.

Grazie per la sua smania di potere, rende la mia incapacità di conquista un baluardo a difesa della mia umiltà, del mio lavorare sodo, del mio volermi donare agli altri.

Grazie per i suoi sorrisi affabili ma ingannevoli, mi ricordano che sorridere con gli altri deve essere un gesto di spontaneità e non una chiave per accedere alle porte nascoste dell'animo altrui.

Grazie per avermi insegnato a vivere con maggiore attenzione, a proteggermi da persone come lei.

Grazie per aver fatto nascere in me la forte consapevolezza che donare è un gesto di relazione, sempre, e che mai potrei barattare il mio sacrificio, il mio impegno, spesso silenzioso, nel bene e nel male, con la sua smania di protagonismo.

Grazie per avermi ricordato che, contrariamente alla sua sicurezza così ostentata, per me è ancora lungo il cammino di crescita.

Grazie.

Firmato. Signor 'dono'".

Il signor 'prendo' restò un attimo in silenzio dopo aver letto la lettera.

Si guardò intorno e controllò che ore fossero. Ordinò un caffè, chiese il conto, prese il suo cappotto e uscì dal ristorante con sguardo fiero ed altezzoso.

Di lì a poco avrebbe continuato a stringere mani, sorridere e agire come sempre aveva fatto.

Il signor 'dono', invece, si era rimesso in viaggio, era partito di buon'ora il mattino.

Lo attendevano grandi cose.

Una nuova esistenza. Tante idee. Tanti progetti. Tante iniziative. Lo stesso entusiasmo di un bambino.

Camminava e pensava al grande insegnamento di vita appreso.

Non sempre ciò che luccica è davvero luce. Non sempre ciò che appare ombroso è negazione di vita. Non sempre ciò che conquista è meritevole di sguardi di ammirazione.

"Il mestiere più impegnativo è proprio quello di chi si dona", pensava, "perché spesso ci si trova ad attraversare valli e deserti molto distanti dal successo, vivere attimi di difficoltà, sacrificio, silenzio, percorrere strade assai accidentate, cadere in lunghe attese senza spiragli di sole".

"Alla fine, però, chi 'dona' riesce sempre a trasformare i propri sogni in realtà, la propria ricerca in voglia di esistenza, il proprio affidarsi in unione con l'altro", ne era certo.

Camminava, scortato dalla speranza sempre accesa.

Più camminava e più si rendeva conto che il cammino si svelava sempre più interessante ogni giorno, e che la vita dona innumerevoli segnali di nuovo inizio che, sebbene in balìa della corrente, fortificano e animano una continua scoperta.

E noi? Chi decidiamo di essere e diventare?

Nel link un bello speech al TED di Adam Grant, che vi consigliamo di ascoltare ('Are u a giver or a taker?').

Di Grant consigliamo anche un libro molto interessante, intitolato 'Give and take'. Una lettura stimolante.